{"id":1196,"date":"2017-06-28T08:19:03","date_gmt":"2017-06-28T08:19:03","guid":{"rendered":"https:\/\/sepia2.unil.ch\/wp\/luniversitario\/?p=1196"},"modified":"2019-07-03T07:56:08","modified_gmt":"2019-07-03T07:56:08","slug":"chiedi-alla-polvere-e-chiedi-a-te-stesso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/sepia2.unil.ch\/wp\/luniversitario\/chiedi-alla-polvere-e-chiedi-a-te-stesso\/","title":{"rendered":"Chiedi alla polvere e chiedi a te stesso"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">Incontro Yari Bernasconi in una graziosa e moderna \u201cB\u00e4ckerei\u201d poco distante dalla stazione di Berna e a pochi passi dall\u2019Universit\u00e0. Dopo qualche chiacchiera introduttiva, decido di partire con la questione che di pi\u00f9 mi aveva intrigato. Le curiosit\u00e0 sono tante e il tempo stringe, meglio iniziare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Partirei, se cos\u00ec si pu\u00f2 dire, dall\u2019inizio, ovvero dal titolo. La polvere \u00e8 un elemento che compare molto spesso nella tua racconta, cos\u00ec come ad esempio l\u2019immagine della strada. Che significato hanno per te? <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Trovo curioso il fatto che tu metta insieme la strada e la polvere. Mi viene in mente un libro straordinario scritto da John Fante, <em>Chiedi alla polvere<\/em>, dove nella prefazione dell\u2019autore in non ricordo pi\u00f9 quale edizione egli conclude esclamando \u201cchiedi alla polvere della strada!\u201d. Questo titolo nasce se vuoi da una casualit\u00e0: credo che un titolo o lo si trova immediatamente oppure risulta complicatissimo. Mi arrovellavo sul titolo della raccolta finch\u00e9 un giorno in automobile, senza apparente motivo, mia moglie mi propose di trovare qualcosa di inerente alla polvere. In quel momento mi sono accorto, nonostante sapessi gi\u00e0 che fosse un motivo ricorrente, di come la polvere ritorni in tutte le sezioni ed in modo diverso. Riflettendo mi sono reso conto che \u00e8 uno di quegli elementi che ci accompagnano sempre nella vita: rappresentano la parte nascosta e respinta dalla vita, quella di facciata, quella del clich\u00e9 \u201cstrade pulite\u201d per intenderci. Due mi sembra siano le polveri di cui mi interesso in questa raccolta: le polveri che distruggono, che spazzano via, le polveri della quarta sezione, della \u201cmontagna di fuoco\u201d che sta a met\u00e0 del libro per intenderci, che lascia dietro di s\u00e9 soltanto cenere in quanto polvere ardente; inoltre, ed \u00e8 evidente soprattutto nella prima parte della raccolta, la polvere intesa come residuo, ci\u00f2 che resta della Storia (con la \u201cs\u201d maiuscola), che in un certo senso ha poi anche delle ripercussioni sulla storia con la \u201cs\u201d minuscola, e cio\u00e8 sulla nostra storia, microscopica, di singoli individui.<\/p>\n<div id=\"attachment_1191\" style=\"width: 192px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/sepia2.unil.ch\/wp\/luniversitario\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2017\/06\/9788877136985_0_240_0_0.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1191\" class=\"wp-image-1191 size-medium\" src=\"https:\/\/sepia2.unil.ch\/wp\/luniversitario\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2017\/06\/9788877136985_0_240_0_0-182x300.jpg\" alt=\"9788877136985_0_240_0_0\" width=\"182\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/sepia2.unil.ch\/wp\/luniversitario\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2017\/06\/9788877136985_0_240_0_0-182x300.jpg 182w, https:\/\/sepia2.unil.ch\/wp\/luniversitario\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2017\/06\/9788877136985_0_240_0_0-160x263.jpg 160w, https:\/\/sepia2.unil.ch\/wp\/luniversitario\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2017\/06\/9788877136985_0_240_0_0.jpg 240w\" sizes=\"auto, (max-width: 182px) 100vw, 182px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-1191\" class=\"wp-caption-text\">Nuovi giorni di polvere, Edizioni Casagrande, Bellinzona, 2015<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Perch\u00e9 dunque proprio <em>Nuovi giorni di polvere<\/em>? E non semplicemente \u201cGiorni di polvere\u201d, o \u201cAltri giorni di polvere\u201d come scrivi nella chiusa della seconda prosa di montagna di fuoco?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Perch\u00e9 l\u2019idea \u00e8 quella di ragionare su questi residui, su queste materie, in senso propositivo per\u00f2, cio\u00e8 guardando al futuro. Capita di trovarsi tra delle macerie (anche in senso metaforico), capita di trovarsi con pi\u00f9 niente in mano, ma serve a poco semplicemente registrare l\u2019accaduto. Serve, ed \u00e8 importante farlo, fare delle scelte, valutare l\u2019accaduto come un possibile punto di partenza, prendersi le proprie responsabilit\u00e0 ed andare avanti. Credo poco nella \u201ctabula rasa\u201d, al famoso ricominciamo tutto da capo. Penso sia importante piuttosto accettare quello che ci sta attorno, anche quando non \u00e8 prodotto da noi. Il titolo gioca un po\u2019 su questo, in tono quasi ossimorico: la polvere porta con s\u00e9 un\u2019idea di vetusto, ma \u00e8 anche qualcosa di ricorrente, che ritorna. I nuovi giorni dovrebbero invece essere qualcosa di evidentemente antitetico, perch\u00e9 la polvere, quell\u2019elemento, di disturbo quasi, che si deposita negli anfratti pi\u00f9 nascosti, \u00e8 qualcosa con il quale dobbiamo convivere, e questo vale anche per il futuro e non solo per il passato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>E pensi che in qualche modo allora il tema della polvere possa collegarsi a quello del viaggio, altro tema centrale della raccolta? Penso alla sezione \u201cPiccolo diario d\u2019Irlanda\u201d, il viaggio in Estonia di cui parli all\u2019inizio del libro, ma anche semplicemente i viaggi in auto e in treno che racconti.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Come ho gi\u00e0 detto precedentemente, in qualche modo s\u00ec: la strada e la polvere possono avere un significato anche nel mio libro. Ma credo che il viaggio apra anche una porta verso un altro tema. Il viaggio in quanto tale, o il viaggio simbolico inteso come viaggio della vita, non sono sicuro che mi interessi, anche se evidentemente \u00e8 utile e interessante l\u2019ambiguit\u00e0 che si crea; e una delle peculiarit\u00e0 del linguaggio poetico credo sia proprio quella di giocare tra l\u2019ambiguit\u00e0 e il non detto, quindi ben venga che alcuni viaggi possano far pensare anche a qualcosa di pi\u00f9 vasto o elevato. Riguardo al viaggio sono particolarmente interessato al tema di quella che mi piace chiamare la \u201cgeografia mobile\u201d. Ho l\u2019impressione, quando mi si domanda di situare un mio sentimento di appartenenza, di appartenere piuttosto a una geografia mobile, una geografia in movimento pi\u00f9 che a un luogo in particolare. E non \u00e8 polemica questa mia affermazione: vuoi perch\u00e9 per studio e per lavoro sono entrato in contatto con culture diverse, vuoi per la pi\u00f9 facile mobilit\u00e0 al giorno d\u2019oggi, sono molto convinto di questa mia idea. Nel libro in alcuni momenti ho cercato di tematizzare questa ambiguit\u00e0 dell\u2019appartenenza: per esempio in \u201cConosci il mare\u201d cerco di spiegare questa \u201cnostalgia di seconda mano\u201d per un luogo (Albisola Superiore, in provincia di Savona, Liguria, ndr.) dove non sono mai vissuto, ma dove mi sembra di avere un pezzetto di cuore; oppure in \u201cConnemara\u201d dove addirittura il luogo si fa vago e lo spazio descritto nel testo pu\u00f2 essere un qualsiasi posto nel mondo, ma \u00e8 un luogo dove per un certo momento mi sono sentito bene. Ed \u00e8 questo in sostanza ci\u00f2 che mi interessa: spiegare che esistono luoghi dove puoi stare tanto bene da sentirti quasi a casa, senza motivi legati ad un qualsiasi senso di appartenenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Mi parlavi di Liguria e mi sorge abbastanza istantaneo, parlando di poesia, il collegamento a Montale. Inoltre, i versi di Franco Fortini aprono la seconda sezione della raccolta. Quale \u00e8 il suo rapporto con i poeti del secondo Novecento?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La domanda \u00e8 pi\u00f9 che lecita, ma ovviamente la mia risposta non pu\u00f2 che essere, anche se involontariamente, tendenziosa (ride, ndr.), nel senso che mi verrebbe da elencarti tutti quegli autori che mi piacerebbe potessero essere in un modo o nell\u2019altro, fonte di quanto ho scritto. Ti dico questo, un po\u2019 scherzosamente, ma non con falsit\u00e0 perch\u00e9 \u00e8 una domanda che spesso si pone, ma \u00e8 anche una domanda alla quale chi scrive d\u00e0 risposte quanto meno fantasiose o pseudo-erudite. Penso per\u00f2 che ci sia una serie di autori che agisce sotto traccia: gli studi universitari hanno fatto s\u00ec che accumulassi diverse letture, ma in generale sono un lettore molto disordinato. Riguardo agli autori, potrei dirtene alcuni che mi stanno a cuore, ma non saprei misurare quanto questi influiscano o no. Vero che Fortini ad un certo punto \u00e8 stato per me una scoperta importante, non solo per ci\u00f2 che ha scritto, ma anche per la condizione in cui si \u00e8 ritrovato a causa del suo impegno politico.\u00a0 Fortini credo sia, a differenza di altri, clamorosamente attuale oggi. Questo forse perch\u00e9 abbiamo sempre pi\u00f9 tendenza a non prendere posizione o a nasconderci. Mi viene in mente la poesia <em>Traducendo Brecht <\/em>dove Fortini dice \u00abGli oppressi \/ sono oppressi e tranquilli, gli oppressori tranquilli \/ parlano nei telefoni, l\u2019odio \u00e8 cortese, io stesso \/ credo di non sapere pi\u00f9 di chi \u00e8 la colpa.\u00bb e poi conclude con \u00abLa poesia \/ non muta nulla. Nulla \u00e8 sicuro, ma scrivi.\u00bb Lo trovo un testo molto attuale: il fatto che sia sempre pi\u00f9 importante non tanto decidere di chi sia la colpa, ma riuscire a capire quali siano le cose importanti su cui prendere posizione. Poi il fatto che gli oppressi siano tranquilli non mi sembra cos\u00ec lontano dalla realt\u00e0 di oggi, soprattutto in occidente dove si \u00e8 raggiunta una sorta di vivibilit\u00e0 che molto spesso ci addormenta, ci anestetizza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Hai lavorato per molti anni anche su Giorgio Orelli. Questo credi abbia in qualche modo influito?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non saprei. In ogni caso non ne sono sicuro, non lo riconosco. Non penso sia utile che sia io a rispondere a questo tipo di domanda, anche perch\u00e9 per prima cosa credo valga la regola che i libri sono molto pi\u00f9 interessanti e ricchi dei loro autori, tranne rarissime eccezioni. Credo anche che il lettore debba fare da cassa di risonanza, riempire alcuni non detti, andare in direzioni diverse da quelle che intendeva l\u2019autore, che \u00e8 molto pi\u00f9 interessante che ascoltare le chiacchiere pontificanti di alcuni autori. Personalmente non credo alla necessit\u00e0 di spiegare le proprie poesie: si possono dare elementi per spiegare genesi e composizione di un testo, ma credo debba rimanere una parte legata esclusivamente alla libert\u00e0 del lettore. Tornando ad Orelli, lui stesso parlava delle potenzialit\u00e0 della lingua, di come le parole, i suoni portino i significati altrove, pi\u00f9 in l\u00e0 ancora di dove voleva andare l\u2019autore. E questa \u00e8 una idea che ho cercato di fare anche mia. La letteratura e la poesia in particolare offrono un linguaggio diverso e inabituale rispetto ad altri linguaggi magari pi\u00f9 diffusi. Rispetto a non so, il linguaggio giornalistico ad esempio, la poesia pu\u00f2 risvegliare, stuzzicare sentimenti diversi rispetto a quelli che solitamente mettiamo in gioco, riuscendo anche a far riflettere in modo diverso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Collegandomi a quanto dici sul ruolo del linguaggio poetico, credi che ci sia ancora spazio, nella societ\u00e0 di oggi, per la figura del poeta \u201cengag\u00e9\u201d? Uno alla Fortini per intenderci, ma anche come tanti altri.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Credo che la figura in quanto tale non esista pi\u00f9. Ma resto dell\u2019idea che il linguaggio letterario, e quindi anche quello di un poeta, sia in primo luogo un lavoro sulla realt\u00e0, un racconto della realt\u00e0. La realt\u00e0 \u00e8 anche attraversata dalla dimensione politica, quindi tendenzialmente chiunque lavori sulla realt\u00e0 ad un certo punto tocca la dimensione politica impegnata. Raccontare la realt\u00e0 attraverso la letteratura significa dimostrare che esistono anche diversi approcci a livello di linguaggio, diversi modi per capire o per interrogarsi. Credo che la poesia possa risvegliare sentimenti diversi da quelli puramente razionali che entrano in gioco quando si ha a che fare con dell\u2019informazione fattuale. Il compito della letteratura \u00e8 anche quello di ricordare che il mondo non poggia solo su formalit\u00e0 razionali. Quindi in un certo senso mi verrebbe da dirti che s\u00ec, chi scrive pu\u00f2 avere un ruolo, pu\u00f2 dare qualcosa di diverso perch\u00e9 il suo sguardo da portare sulla realt\u00e0 \u00e8 diverso. Il fatto che questo sguardo a volte possa sembrare ambiguo, oscuro, misterioso magari, non \u00e8 assolutamente un difetto. Il difetto \u00e8 semmai credere che esistano risposte semplici, o \u00e8 nero o \u00e8 bianco per intenderci. E la semplificazione, anche a livello di linguaggi e nella letteratura per cos\u00ec dire d\u2019intrattenimento \u00e8 preoccupante, perch\u00e9 spinge verso degli approcci superficiali, portando le persone a non porsi pi\u00f9 domande giuste, una cosa molto importante e anche filosoficamente pi\u00f9 interessante. E anche questo si collega con quanto detto sulla polvere: bisogna domandarsi, in maniera critica, cosa fare con questi residui, porsi le giuste domande e ripartire.<\/p>\n<div id=\"attachment_1193\" style=\"width: 209px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/sepia2.unil.ch\/wp\/luniversitario\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2017\/06\/yb.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1193\" class=\"wp-image-1193 size-medium\" src=\"https:\/\/sepia2.unil.ch\/wp\/luniversitario\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2017\/06\/yb-199x300.jpg\" alt=\"yb\" width=\"199\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/sepia2.unil.ch\/wp\/luniversitario\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2017\/06\/yb-199x300.jpg 199w, https:\/\/sepia2.unil.ch\/wp\/luniversitario\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2017\/06\/yb-160x241.jpg 160w, https:\/\/sepia2.unil.ch\/wp\/luniversitario\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2017\/06\/yb.jpg 200w\" sizes=\"auto, (max-width: 199px) 100vw, 199px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-1193\" class=\"wp-caption-text\">Yari Bernasconi \u00a9 Yvonne B\u00f6hler (www.viceversaletteratura.ch)<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Torniamo al libro: parlavi prima di spiegare genesi e composizione dei testi. Cosa ci puoi dire riguardo la tua raccolta, senza per\u00f2 guastarne la scoperta ai lettori?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019ho immaginato, ma non significa che sia riuscito, come libro, dunque non come una semplice raccolta di miei versi ripresi e assemblati. C\u2019\u00e8 quindi una certa cronologia che rappresenta un percorso di esperienze, una sorta di proposta di percorso. Qui chiaramente \u00e8 rappresentato quello che \u00e8 il mio di cammino. Ma non \u00e8 il fatto che si tratti del mio di percorso che lo rende interessante, bens\u00ec il fatto che posso immaginare che altri abbiano avuto sentieri simili ai miei. Il libro \u00e8 sostanzialmente diviso in due parti, con questa \u201cmontagna di fuoco\u201d di cui ti parlavo gi\u00e0 in precedenza a fare da divisione, a rappresentare questa sorta di ripartenza dai residui, da una situazione di desolazione e di macerie, con le parole \u00abin attesa delle foglie o di altri giorni di polvere\u00bb che concludono questa sezione a suggellare appunto questa idea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tutto ha inizio, anche cronologicamente con \u201cLettera da Dejevo\u201d, ed \u00e8 un momento molto importante perch\u00e9 \u00e8 dove ho capito che il linguaggio della poesia poteva essere un modo di raccontare la realt\u00e0 in maniera alternativa. Complementare se vuoi, ma diverso. E per questa sua importanza, prossimamente verranno pubblicate cinque poesie dedicate ad un \u201cRitorno a Dejevo\u201d. Vi \u00e8 poi la sezione dedicata al progetto \u201cKinder der Langstrasse\u201d che rappresenta un po\u2019 l\u2019apice di un momento dove sentivo di dover prendere posizione, esprimere un giudizio. Dopo la montagna di fuoco, e non \u00e8 un caso, segue un tentativo invece di fare poesia un po\u2019 pi\u00f9 intima. Da qui l\u2019idea del diario, ispirato in parte dal <em>Diario d\u2019Irlanda<\/em> di Heinrich B\u00f6ll, non tanto nei testi, ma per la spinta datami verso questa idea. L\u2019ultima sezione invece rappresenta le nuove consapevolezze. Il libro \u00e8 un percorso di quasi un decennio, e dunque, come immagino succeda a tutti, non c\u2019\u00e8 niente di pi\u00f9 ballerino che le consapevolezze, cose che ci sembrano ovvie ieri, oggi non lo sono pi\u00f9. In quest\u2019ultima parte, pi\u00f9 pacata, emergono in maniere forse pi\u00f9 insistita i temi dell\u2019andare, dell\u2019identit\u00e0. E, tornando alla tua domanda iniziale, anche riguardo all\u2019idea di costruire il libro come percorso in qualche modo cronologico, trovo che il tema della polvere sia utile, perch\u00e9 attraversa tutto il libro.<\/p>\n<table border=\"5\" width=\"75%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"10\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td>\n<h5>Yari Bernasconi \u00e8 nato in Ticino (a Lugano) nel 1982. Laureato in letteratura italiana all\u2019Universit\u00e0 di Friburgo, \u00e8 autore di poesia e critico letterario ed \u00e8 stato responsabile dell\u2019edizione italiana di \u00abViceversa Letteratura\u00bb (sito web e volume pubblicato annualmente dalle Edizioni Casagrande di Bellinzona). Nel 2013 ha discusso la tesi di dottorato in letteratura italiana dedicata a \u201cL\u2019ora del tempo\u201d (Milano, Mondadori, 1962) di Giorgio Orelli. Ha esordito nel 2009 con il libretto <em>Lettere da Dejevo<\/em>, edito da Alla chiara fonte, a cui sono seguite nel 2012 la silloge <em>Non \u00e8 vero che saremo perdonati<\/em>, contenuta nell\u2019<em>Undicesimo quaderno italiano di poesia contemporanea <\/em>curato da Franco Buffoni (Marcos y Marcos) e nel 2012 la plaquette <em>Da un luogo vacillante<\/em>. Nel 2014 ha curato il volume postumo di Giorgio Orelli <em>Quasi un abbecedario <\/em>(Casagrande). Il suo ultimo libro, <em>Nuovi giorni di polvere<\/em>, pubblicato nel 2015, ha vinto il Premio Terra Nova 2016 della Fondazione Schiller e il Premio Castello di Villalta Poesia Giovani 2015. Le sue poesie sono apparse in diversi quotidiani e riviste, tra cui \u00abLo Straniero\u00bb, \u00abCenobio\u00bb e \u00abLe Courrier\u00bb (in traduzione francese). Attualmente risiede a Berna, dove lavora per l\u2019Ufficio federale della cultura.<\/h5>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"","protected":false},"author":162,"featured_media":1192,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[],"class_list":["post-1196","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-tutte-le-categorie"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/sepia2.unil.ch\/wp\/luniversitario\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1196","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/sepia2.unil.ch\/wp\/luniversitario\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/sepia2.unil.ch\/wp\/luniversitario\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/sepia2.unil.ch\/wp\/luniversitario\/wp-json\/wp\/v2\/users\/162"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/sepia2.unil.ch\/wp\/luniversitario\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1196"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/sepia2.unil.ch\/wp\/luniversitario\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1196\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1206,"href":"https:\/\/sepia2.unil.ch\/wp\/luniversitario\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1196\/revisions\/1206"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/sepia2.unil.ch\/wp\/luniversitario\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1192"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/sepia2.unil.ch\/wp\/luniversitario\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1196"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/sepia2.unil.ch\/wp\/luniversitario\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1196"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/sepia2.unil.ch\/wp\/luniversitario\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1196"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}