{"id":2166,"date":"2022-11-15T15:33:00","date_gmt":"2022-11-15T15:33:00","guid":{"rendered":"https:\/\/sepia2.unil.ch\/wp\/luniversitario\/?p=2166"},"modified":"2022-12-20T17:17:32","modified_gmt":"2022-12-20T17:17:32","slug":"dalla-prigionia-mentale-della-dittatura-si-e-generata-la-mia-poesia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/sepia2.unil.ch\/wp\/luniversitario\/dalla-prigionia-mentale-della-dittatura-si-e-generata-la-mia-poesia\/","title":{"rendered":"\u00ab\u00a0Dalla prigionia mentale della dittatura si \u00e8 generata la mia poesia\u00a0\u00bb"},"content":{"rendered":"\n<p><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image is-style-rounded\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.festivalpoesiambientale.eu\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/Eliza-Macadan-.jpg?resize=514%2C456\" alt=\"Eliza Macadan\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>di MEDEA LEONARDI<\/p>\n\n\n\n<p>Eliza Macadan \u00e8 una poetessa e traduttrice rumena poliglotta attualmente residente a Bucarest, ma che ha vissuto in Italia per ben otto anni. La sua esperienza nella Penisola l\u2019ha avvicinata alla lingua italiana, in cui ha poi scritto alcune poesie, pur continuando a comporre anche in rumeno e in francese.&nbsp;I suoi libri di versi hanno ricevuto riconoscimenti in Romania, Francia e Italia. L\u2019esordio italiano \u00e8 avvenuto nel 2001, con la raccolta&nbsp;<em>Frammenti di spazio<\/em>&nbsp;<em>austero&nbsp;<\/em>(Libroitaliano), seguita da&nbsp;<em>Paradiso riassunto<\/em>&nbsp;(Joker, 2012),&nbsp;<em>Il cane borghese<\/em>&nbsp;(La Vita Felice, 2013),&nbsp;<em>Anestesia delle nevi<\/em>&nbsp;(La Vita Felice, 2015),&nbsp;<em>Passi passati<\/em>&nbsp;(Joker, 2016),&nbsp;<em>Pioggia lontano<\/em>&nbsp;(Archinto, 2017), e il poemetto&nbsp;<em>Zamalek, solo andata<\/em>&nbsp;(Terra d\u2019Ulivi, 2018).&nbsp;Ha partecipato al primo festival della poesia italiana in Svizzera, tenutosi il 28 ottobre 2021 all\u2019Universit\u00e0 di Losanna, e qui l&rsquo;abbiamo incontrata.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Quando ha iniziato a scrivere poesia? C\u2019\u00e8 stato qualcuno o qualcosa che l\u2019ha avviata alla scrittura?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Sono quasi certa che le basi per la vocazione poetica si creino durante la prima infanzia, nella fase anteriore all\u2019alfabetizzazione. Comunque, per quel che mi riguarda, \u00e8 stata soprattutto mia mamma ad avviarmi alla scrittura, attraverso la sua passione per la letteratura e per il fatto che ci teneva che io&nbsp;<em>recitassi<\/em>&nbsp;e non&nbsp;<em>leggessi<\/em>&nbsp;i testi poetici. Va detto per\u00f2 che io credo che in tutte queste forme di manifestazione creativa ci sia anche qualcosa di genetico.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Chiaramente c\u2019\u00e8 anche stato il periodo storico in cui sono cresciuta, durante il regime totalitario di Ceau\u015fescu. I programmi scolastici del regime prevedevano l\u2019obbligo di scrivere poesie per glorificare le personalit\u00e0 del momento, ed eravamo dunque costretti a scrivere su un solo tema e con uno stile prestabilito. Questa forma di prigionia della mente ha spinto spesso, nella scrittura, a cercare altri modi per dire ci\u00f2 che si sentiva veramente. Per la letteratura, ma soprattutto per la poesia, queste forme di censura hanno prodotto miracoli, perch\u00e9 hanno creato nuovi linguaggi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Com\u2019\u00e8 il suo processo di scrittura? Si siede e cerca le parole oppure ogni volta che le viene l\u2019ispirazione estrae un pezzo di carta e scrive?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Secondo me un testo poetico che richiede tanta lavorazione non \u00e8 pi\u00f9 poesia. Un testo lavorato con troppa cura \u00e8 paragonabile a una persona impeccabile dal punto di vista della cortesia ma che con te non ha nulla a che fare. Dev\u2019esserci quella scintilla &#8211; un evento, una sofferenza, un viso, una foglia, pu\u00f2 essere di tutto &#8211; che ti fa scrivere&nbsp;<em>d\u2019impulso<\/em>&nbsp;dei versi. Quelle piccole epifanie possono dare poesie che ti sono estranee, ed \u00e8 come se tu fossi stato&nbsp;<em>scelto<\/em>&nbsp;per scriverle. Poi, questi versi forse rimangono l\u00ec per sempre e quando torni a quel quadernino non ci fai caso; oppure, dopo averli scritti, tutta la giornata pu\u00f2 essere inconsciamente impegnata a cercare di capire cosa hai scritto e ad esserne meravigliato.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Le \u00e8 gi\u00e0 capitato di trovarsi nella situazione in cui non trovava parole adatte a descrivere quello che sentiva?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Torniamo di nuovo al concetto del bambino: quando un bambino scopre una nuova parola, si meraviglia, la dice, la ripete, la dice in modo sbagliato. Anche senza conoscerne il senso, i bambini&nbsp;<em>giocano<\/em>&nbsp;con le parole. Credo che la destrezza con la lingua sia l\u2019ingrediente fondamentale, essere capace anche di malformarla; si possono usare anche parole conosciute ma un po\u2019 distorte. Come dice la critica, l\u2019unico che si pu\u00f2 permettere di creare linguaggio \u00e8 il poeta. \u00c8 una grande responsabilit\u00e0, ma finch\u00e9 la parola del poeta non viene gettata nel linguaggio comune, si tratta di un fatto strettamente artistico. Sono cose che non sempre vengono capite.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ho notato che nelle sue poesie non fa mai uso della punteggiatura: c\u2019\u00e8 un motivo particolare all\u2019origine di questa sua scelta?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 stata una scelta consapevole. Prima della pubblicazione del mio esordio nel 1988, sui miei fogli apparivano punti, virgole, maiuscole, ma in quell\u2019anno ho scelto di eliminare tutto ci\u00f2. \u00c8 stato come acquistare una libert\u00e0, perch\u00e9 questo libera dalla pressione di dover decidere e capire dove inizia e dove finisce la frase, e quindi il senso. In questo modo la poesia pu\u00f2 acquistare sensi diversi a seconda del lettore.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Pensa che la sua poesia possa aiutare in qualche modo coloro che la leggono?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Non lo so, ma io penso che l\u00e0 fuori ci siano persone come noi, che sentono come noi, e che hanno vissuto quasi le nostre stesse esperienze.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il suo poemetto,&nbsp;<em>Zamalek, solo andata<\/em>, \u00e8 nato da un\u2019ispirazione particolare? Ha un\u2019idea di fondo, un fil rouge?&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Zamalek<\/em>&nbsp;\u00e8 un poemetto di venti testi, ed \u00e8 stato un esperimento. Le venti poesie sono state scritte in venti notti. Ho scritto un testo senza lavorarlo e senza rimetterci mano, infatti, quando&nbsp;<em>Zamalek<\/em>&nbsp;\u00e8 stato poi inserito nell\u2019ultima raccolta, \u00e8 stato chiamato&nbsp;<em>Lettere di fretta<\/em>, come quelle che ho scritto in venti sere. Questi testi sono dunque scaturiti ascoltando la storia di una persona che non conoscevo, dalla sua infanzia fino al momento in cui ci siamo conosciuti, e l\u2019ho chiamato \u201cPoema<em>come&nbsp;<\/em>d\u2019amore\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Perch\u00e9 scrive in pi\u00f9 lingue? Con quali criteri decide in che lingua scrivere una determinata poesia?&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Vado a sensazioni. Dopo il romeno, ho scelto di scrivere in italiano &#8211; ma prima scrivevo anche in francese. Volevo capire se lo stesso messaggio potesse avere lo stesso effetto anche in un\u2019altra lingua. Quando scrivo in inglese, per esempio, sento che tutto quello che dico va in un\u2019altra direzione. Sono certa che quindi ogni lingua, in modo intrinseco, abbia le proprie capacit\u00e0, uniche, di creare sensi e di partecipare alla vita &#8211; perch\u00e9 mi piace credere che tutte queste forme di linguaggio sono i principali nostri punti di riferimento nell\u2019esistenza terrena.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"","protected":false},"author":361,"featured_media":2212,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[2,4],"tags":[],"class_list":["post-2166","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura","category-tutte-le-categorie"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/sepia2.unil.ch\/wp\/luniversitario\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2166","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/sepia2.unil.ch\/wp\/luniversitario\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/sepia2.unil.ch\/wp\/luniversitario\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/sepia2.unil.ch\/wp\/luniversitario\/wp-json\/wp\/v2\/users\/361"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/sepia2.unil.ch\/wp\/luniversitario\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2166"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/sepia2.unil.ch\/wp\/luniversitario\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2166\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2213,"href":"https:\/\/sepia2.unil.ch\/wp\/luniversitario\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2166\/revisions\/2213"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/sepia2.unil.ch\/wp\/luniversitario\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2212"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/sepia2.unil.ch\/wp\/luniversitario\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2166"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/sepia2.unil.ch\/wp\/luniversitario\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2166"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/sepia2.unil.ch\/wp\/luniversitario\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2166"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}