La burocrazia blocca gli aiuti umanitari in Etiopia
Venti milioni di persone sono in stato di necessità, ma il governo blocca i camion con i soccorsi: la denuncia dell'Onu

Taye Atskeselassie Amde, rappresentante permanente dell’Etiopia all’Onu, riferisce sulla situazione del suo Paese durante un incontro del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite tenutosi il 26 agosto 2021

di BARBARA BERNASCONI

“La burocrazia governativa blocca gli aiuti umanitari in Etiopia”. Lo ha denunciato ieri Ginevra Jens Laerke, vice portavoce della Ocha, l’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari. Laerke ha riferito quanto ha appreso dal coordinatore degli aiuti di emergenza Martin Griffiths, di ritorno da un viaggio di quattro giorni nella repubblica federale durante il quale ha incontrato il primo ministro, Abiy Ahmed Ali, e anche i comandanti degli insorti, oltre che la società civile e le organizzazioni umanitarie presenti sul territorio.

Lo scontro fra i ribelli della regione settentrionale del Tigray e il governo di Addis Abeba, cominciato nell’autunno 2020, si fa sempre più acceso. L’origine della crisi si può far risalire alla scelta del partito Tplf (Tigray People’s Liberation Front) d’indire delle elezioni per il consiglio di Stato Tigrino. La decisione, non conforme alla politica di Abiy Ahmed volta ad unificare il Paese dissolvendo la coalizione etnica esistente al suo interno, è stata seguita da un attacco alle basi militari etiopi, nell’ottobre dell’anno scorso. Gesto che ha spinto Abiy Ahmed ad agire, inviando delle truppe al nord e dando vita alle ostilità ancora in atto.

Con lo stato di emergenza decretato per sei mesi, ciò che desta maggiore preoccupazione sono i civili. Secondo l’Ocha in Etiopia ci sono 20 milioni di persone in stato di necessità, a causa del conflitto ma anche delle alluvioni, della siccità, delle malattie, e dell’invasione delle locuste; 6 milioni di persone si concentrano al Nord, fra questi la maggioranza sono donne e bambini. Griffiths, che ha incontrato anche alcune donne, tra cui le vittime di aggressioni sessuali, ha riferito come queste siano disperatamente focalizzate sulla sopravvivenza quotidiana e abbiano chiesto cibo e medicinali.

Nonostante l’evidente bisogno di soccorsi, questi sono rallentati da diversi fattori, primi fra tutti quelli burocratici. Al momento, ad esempio ci sono ben 369 camion di aiuti umanitari bloccati in attesa delle autorizzazioni da parte del Governo etiope. Per alleviare l’emergenza ne servirebbero almeno un centinaio al giorno. Già nel giugno 2021 si era assistito ad un fenomeno simile, in concomitanza con la presa di Macallè da parte dei ribelli. Il Governo decise allora di isolare completamente la capitale, negando l’accesso a beni di consumo e ad aiuti di tipo umanitario. Una presa di posizione estremamente forte che cela dietro di sé una serie di brutalità perpetuate dalle autorità stesse. La pace, ha rimarcato fermamente Laerke in chiusura della conferenza stampa, è l’unica maniera di limitare la crisi sociale prima che si espanda ulteriormente.